KALAGRAFIA
UN'ALTRA FOTOGRAFIA PER NUTRIRE SPAZI
DOVE LA PARTECIPAZIONE POSSA FIORIRE
UN'ALTRA FOTOGRAFIA PER NUTRIRE SPAZI
DOVE LA PARTECIPAZIONE POSSA FIORIRE
laboratori tenuti in Friuli Venezia Giulia all'interno del programma P.I.P.P.I.
obiettivi dei laboratori
Questi laboratori hanno fornito, attraverso la metodologia kalagrafica, nuovi modi di guardare, interpretare e rispondere allo spazio sociale, avvalendosi di varie 'chiavi di lettura' formative, ideate appositamente per aiutare a comprendere lo spazio come soggetto sociale, plurale e soprattutto dinamico, anziché una realtà fissa che termina ai suoi confini. Con la fotografia e altri processi creativi, i partecipanti hanno fatto luce su luoghi vivi in continuo divenire, favorendo una comprensione dei propri territori come spazi malleabili in cui tutti svolgono una parte, in cui tutti possono agire. Attivare una tale lettura produce uno sguardo emancipato e responsabile che riconosce che non è una questione di se si partecipa, ma di come si partecipa. Si tratta quindi di percorsi partecipativi di ricerca-formazione nei quali i gruppi sono stati accompagnati nel proprio contesto a:
● sviluppare la capacità di osservare meglio come ogni luogo condiziona i nostri rapporti e le nostre interazioni,
● riconoscere il proprio rapporto personale con gli spazi,
● rendersi conto di prospettive alternative altrui,
● considerare come queste dinamiche possano favorire o impedire la partecipazione, confrontando e contrapponendo i luoghi per valutare quali aspetti e legami tra di essi si potrebbero sfruttare o contrastare meglio,
● far emergere nuove prospettive che rivelino altre vie di partecipazione e collaborazione tra famiglie, operatori sociali e altri eventuali attori,
● sperimentare nuovi modi di esprimere queste scoperte al resto del territorio, tali da incoraggiare altri a coinvolgersi nella lettura e narrazione dei propri spazi.
leggere gli spazi, partecipare al proprio futuro
Leggere gli spazi che siamo abituati a frequentare è una sfida seria – ben presto il nostro cervello filtra e ignora tutto ciò che pensa di conoscere già – ma è qui che i processi artistici, soprattutto la fotografia, ci possono servire ad osservare in modo più critico ciò che abbiamo di fronte, invece di proiettare quello che vorremmo vedere o che ci aspettiamo di trovare. Non è sufficiente iniziare a scattare fotografie a raffica, come se un luogo fosse qualcosa di statico da documentare: al contrario, vogliamo utilizzare l'intrinseca transitorietà della fotografia per comprendere l'intrinseco dinamismo del luogo. La fotografia, se ben applicata, interrompe il tempo, grazie alla sua incisione della luce momentanea, per evidenziare increspature che dimostrano tracce di storie e futuri possibili, aiutandoci a collocare quel luogo in una cornice temporale più ampia per comprenderlo e raccontarlo meglio.
In pratica ciò significa non fotografare il luogo in sé e per sé, ma osservarne i suoi ritmi e meccanismi, i modi in cui protegge, nasconde, comunica, conduce, delinea, divide, il modo in cui si scontra con diverse realtà o ne richiama altre ancora – e come le persone rispondono. A questo scopo abbiamo utilizzato una serie di chiavi di lettura kalagrafiche per aiutare a mettere a fuoco l'obiettivo del nostro sguardo, nel tentativo di consentire un'osservazione più critica e di considerare con più precisione come quel luogo specifico favorisca o impedisca la partecipazione delle famiglie. Oltre a permettere maggiore consapevolezza delle qualità, sfide e possibilità dei luoghi, osservare come le azioni passate abbiano dato forma allo spazio presente è fondamentale per immaginare come le azioni presenti potrebbero incidere sullo spazio futuro, responsabilizzando il rapporto con esso. Aprire questi spazi a un contesto temporale più ampio consente quindi ai partecipanti di entrare in questo flusso, 'empowered', per partecipare al proprio futuro.
paesaggi plurali
Questo modo di esplorare offre l'occasione non solo di riscoprire e riconsiderare questi spazi condivisi, ma anche di esprimere le proprie scoperte a vicenda, creando il terreno per una riflessione collettiva che valorizzi la prospettiva di ciascuno. Pertanto, le singole foto prodotte durante questo processo non sono il risultato in sé, ma piuttosto un mezzo per facilitare due distinti momenti di valutazione: l'osservazione individuale e la riflessione di gruppo. In un primo momento, lo scatto delle proprie foto permette di concentrare il proprio sguardo e la propria lettura, mentre nel secondo, quando tutte le foto sono state raccolte e combinate in uno sguardo collettivo, è appunto la pluralità dello studio a suscitare una riflessione di gruppo più profonda – ed è qui che si iniziano a cogliere nuove spunti e immaginare nuove possibilità. I paesaggi plurali prodotti durante questo processo diventano a loro volta nuovi strumenti per coinvolgere altre famiglie, giovani e colleghi nelle future letture di questi territori.
due progetti all'interno del programma P.I.P.P.I.
Ad oggi sono stati intrapresi due progetti kalagrafici a Udine, entrambi all'interno del programma P.I.P.P.I., e di seguito è possibile consultare e approfondire i ricchi risultati ottenuti grazie all'impegno dedicato di oltre 40 partecipanti. L'ultimo, "DOVE CI SIAMO TROVATI, DOVE STIAMO BENE INSIEME" promosso dal Comune di Udine - Ente gestore Servizio Sociale dei Comuni - Ambito territoriale "Friuli Centrale", è stato realizzato con cittadini e operatori sociali di Pasian di Prato e del Quartiere Aurora, Udine (via Riccardo di Giusto), tra settembre 2025 e marzo 2026. Ancora prima, fra febbraio e giugno del 2025, si è svolto "OVE CI SIAMO TROVATI", promosso dall'Università di Trieste e realizzato con 30 operatori sociali e sanitari degli Ambiti Territoriali Sociali Friuli Centrale e Triestino.
"DOVE CI SIAMO TROVATI, DOVE STIAMO BENE INSIEME"
leggere insieme i luoghi per un welfare partecipativo
Questo progetto è stato suddiviso in due territori diversi, situati alle due estremità della linea autobus 4: a est il Quartiere Aurora, ancora popolarmente conosciuto come Via Riccardo di Giusto, e a ovest il Comune di Pasian di Prato. È stato concepito e condotto come una sorta di progetto pilota per sperimentare varie metodologie eventualmente applicabili in altre zone dell'Ambito territoriale Friuli Centrale. Uno degli obiettivi principali era quello di sviluppare un nuovo strumento per luoghi come i centri giovanili o per le famiglie, che incoraggiasse coloro che li frequentano a coinvolgersi, accanto agli operatori sociali, nella lettura e crescita di questi spazi, per favorire un welfare più partecipativo.
I gruppi sono stati quindi misti, composti da adolescenti, adulti e operatori sociali, per arricchire una lettura plurale dei loro quartieri e luoghi di lavoro, visti da questo nuovo punto di vista collaborativo. Le traduzioni visive sono state quindi utili anche per consentire nuovi modi di comunicare su un piano di maggiore parità. Prima i partecipanti hanno esplorato e interpretato il territorio nel suo complesso per contestualizzare la partecipazione comunitaria ('dove ci siamo trovati'), poi, utilizzando le stesse chiavi di lettura apprese, hanno svolto studi individuali su spazi specifici che condividono con altri ('dove stiamo bene insieme') per riflettere sulla propria partecipazione personale. Questo materiale è stato poi condiviso e confrontato per generare ulteriori riflessioni di gruppo, e tutto ciò è disponibile qui nelle pagine seguenti.
lasciando tracce per chi ci segue
Per diffondere questo approccio e incoraggiare ulteriore partecipazione delle comunità, i risultati che trovate qui verranno condivisi anche in due mostre allestite a livello locale, presentate in modo modulare e facilmente replicabile, in modo da poter accogliere altri contributi e arricchirsi nel tempo. La speranza è che il generoso lavoro svolto da questi primi partecipanti possa fungere da nuova guida introduttiva alla kalagrafia per altri membri delle loro comunità, nonché per i servizi sociali che li assistono, coinvolgendo sempre più prospettive in questa nuova interpretazione e trasformazione degli spazi condivisi – spazi dove la partecipazione possa fiorire.
DOVE CI SIAMO TROVATI, DOVE STIAMO BENE INSIEME
un'altra fotografia per leggere e nutrire spazi dove la partecipazione possa fiorire
un studio kalagrafico realizzato da
Samuel Bannor, Massimiliano Blasich, Milena Bonelli, Manuela Cescutti, Serena De Colle, Paolina Greco, Sabri Haj Salah, Junior Jacobson, Chiara Manfredo, Enea Metaj, Vittoria Moretti, Samantha Olivo, David Oneahime, Anna Pollicino, Laura Seganfreddo, Delia Stella, Antoneta Torra, Mishel Torra, Anthony Vasile e Leonardo Vasile, accompagnati da Federica Massari (Referente Territoriale e Coach ATS Friuli Centrale) e Opher Thomson (formatore e facilitatore del percorso). Un progetto promosso dal Comune di Udine - Ente gestore Servizio Sociale dei Comuni, Ambito territoriale "Friuli Centrale" nell'ambito delle azioni inerenti il PNRR, Missione 5 - Componente 2 - Investimento 1 - Sostegno alle persone vulnerabili e prevenzione dell'istituzionalizzazione - Sub investimento 1.1.1. Sostegno alla capacità genitoriale e prevenzione della vulnerabilità delle famiglie e dei bambini.
"OVE CI SIAMO TROVATI"
nuove osservazioni, risposte inedite
Promosso dall'Università di Trieste e sempre all'interno del programma P.I.P.P.I., anche questo progetto è stato suddiviso in due aree, con una trentina di operatori sociali e sanitari (assistenti sociali, educatori, psicologi e insegnanti) degli Ambiti Territoriali Sociali Friuli Centrale e Triestino impegnati nei propri contesti lavorativi. Nel Friuli Centrale i partecipanti sono partiti da uno studio kalagrafico collettivo, incentrato su uno dei quartieri in cui operano, il Villaggio del Sole a Udine. Dopo una mattinata introduttiva dedicata ai principi basilari della kalagrafia, l'intero pomeriggio si è svolto sul campo, esplorando il quartiere come caso di studio, scattando foto con le chiavi di lettura e riunendosi poi per scambiare scoperte e idee. Le molteplici prospettive ed esperienze del gruppo hanno dato vita a una narrazione visiva ricca e variegata. Questo materiale è stato poi stampato e assemblato in un'elaborazione corale – un 'paesaggio plurale' – al fine di facilitare una riflessione più mirata, passando dalle osservazioni alle possibili risposte.
rapporti personali, dinamiche sociali
Dopo aver sperimentato insieme la metodologia, i partecipanti hanno iniziato i propri percorsi personali su luoghi specifici dove lavorano, utilizzando le stesse chiavi apprese. A sua volta, la ricerca visiva così prodotta è stata poi valutata per consentire una riflessione più approfondita su come tali spazi favoriscano o impediscano la partecipazione, confrontando sia il proprio rapporto personale con un luogo sia le dinamiche sociali osservate. Si tratta di studi molto onesti, sinceri, generosamente condivisi qui di seguito dai nostri partecipanti affinché i loro colleghi e altri che lavorano nel settore possano trarne spunti e sviluppare ulteriormente queste idee.
tematiche emergenti
Nella fase finale del progetto i due gruppi si sono riuniti per scambiarsi e discutere le rispettive esperienze, riflettendo insieme su come queste letture degli spazi potessero essere applicate per costruire e prendersi cura di ambienti che favoriscono un welfare partecipativo. L'enfasi è sempre rimasta sui passi concreti e realizzabili che potessero restituire un senso di agency agli operatori sociali – nonché alla comunità – in contesti che purtroppo spesso sembrano immutabili, decisi altrove e al di là dell'influenza delle proprie azioni. Dopo aver scambiato le nostre foto e considerazioni, ci siamo seduti in piccoli gruppi per approfondire le seguenti tematiche che stavano emergendo: Altri ascolti responsabilizzanti; Pluralizzare e arricchire lo sguardo; Momenti motori per la partecipazione; Portali e legami fra i nostri spazi; Come coinvolgere le famiglie in questo processo. Anche questo materiale è disponibile qui per chiunque desideri saperne di più. Il corso si è concluso con l'assunzione di impegni personali da parte di ciascun partecipante, con l'intento di nutrire spazi dove la partecipazione possa fiorire.
Questo corpo di lavoro rappresenta circa 765 ore di ricerca comune, più le nostre numerose ed approfondite esplorazioni personali condotte nel tempo libero. Maggiori informazioni sul progetto nel suo complesso sono disponibili qui.
OVE CI SIAMO TROVATI
un'altra fotografia per nutrire spazi dove la partecipazione possa fiorire
uno studio kalagrafico promosso dall'Università di Trieste e realizzato con 30 operatori sociali e sanitari degli Ambiti Territoriali Sociali Friuli Centrale e Triestino all'interno del programma P.I.P.P.I. Gli operatori sociali e sanitari partecipanti: Daniela Acco, Mattia Andiloro, Elisa Battilana, Francesca Benetton, Gaia Blasutig, Nicol Bosco, Riccardo Canciani, Lorenza Celebre, Beatrice Centonze, Annalisa Chiappa, Cristiana Ciacchi, Alessandra Coloni, Paola Corazza, Elena De Cecco, Ilaria De Mezzo, Veronica Donda, Sara Gerardo, Benedetta Giacomello, Luana Lissiach, Serena Lovat, Isabella Maccan, Federica Massari, Marta Mattiazzi, Paola Merlatti, Tamara Pertot, Martina Peruch, Diletta Postogna, Cristian Prest, Anna Rochetto, Miriam Scotto di Fasano e Martina Serra. I facilitatori e coordinatori del percorso: Opher Thomson con il metodo kalagrafico e Prof. Marco Ius dell'Università degli Studi di Trieste.