DOVE CI SIAMO TROVATI, DOVE STIAMO BENE INSIEME
un'altra fotografia per leggere e nutrire spazi dove la partecipazione possa fiorire
uno studio kalagrafico realizzato da
Samuel Bannor, Serena De Colle, Sabri Haj Salah, Junior Jacobson, Enea Metaj, Vittoria Moretti, David Oneahime, Anna Pollicino, Anthony Vasile e Leonardo Vasile, accompagnati da Federica Massari (Referente Territoriale e Coach ATS Friuli Centrale) e Opher Thomson (formatore e facilitatore del percorso), grazie al Comune di Udine - Ente gestore Servizio Sociale dei Comuni, Ambito territoriale "Friuli Centrale"
Siamo partiti per esplorare via Riccardo di Giusto insieme, fotografandolo tramite le chiavi di lettura kalagrafiche per far luce su come le interazioni sociali plasmano e sono plasmate da questo luogo nel tempo. Qui potete immergervi nel quartiere esplorando il nostro viaggio fotografico. Le immagini possono essere interpretate in diversi modi: prima di leggere i nostri commenti, magari chiedetevi cosa vedete voi? Quali sensazioni e ricordi suscitano? Cosa fotograferesti tu? La speranza è che il nostro lavoro funga da introduzione alla kalagrafia, permettendovi di comprendere come abbiamo osservato e raccontato lo spazio, in modo che anche voi possiate provarci. Ci sono diversi tipi di chiavi kalagrafiche, quasi come nuove lenti da applicare allo sguardo per mettere a fuoco l'osservazione. Noi abbiamo preso in mano otto di queste chiavi durante la nostra ricerca:
INCONTRI
Dove si incontrano le persone? Sono punti previsti o piuttosto spontanei? Fotografa il luogo dell'incontro piuttosto che l'incontro stesso.
CONFINI
Prova a fotografare i confini di questi luoghi. Dove iniziano e dove finiscono? Chi può entrarvi? Dove sono i confini tra pubblico e privato? Sono netti o porosi? Lo spazio è aperto o chiuso, esposto o intimo, visibile o discreto?
IDENTIFICATORI
Cosa caratterizza lo spazio? Cosa lo rende specifico o persino unico? Cosa ci aiuta a capire dove siamo? Quali sono gli aspetti memorabili? Cerca di fotografare ciò che rende questo luogo riconoscibile.
ESPRESSIONI
Lo spazio evidenzia chi lo frequenta? Ci sono tocchi personali o espressioni individuali? Come partecipano le persone in questo spazio?
METAMORFOSI
Come cambia lo spazio nel tempo – durante la giornata, durante la settimana o nel corso degli anni? Quanto è stabile? Fotografa le tracce di queste metamorfosi nello spazio.
PORTALI
Ci sono elementi dello spazio che ci fanno pensare ad altri spazi? Ci sono elementi dello spazio che ci fanno pensare ad altri tempi? Fotografali!
CONTRASTI
Quali sono i contrasti in questo spazio? Cerca di fotografare diversi tipi di contrasti presenti.
SENSI
Cosa si sente qui? Quali sensi sono attivati? Quali sono i materiali e colori principali dello spazio? Che consistenza hanno? Cosa comunicano? Usa non solo gli occhi, ma anche le orecchie, il naso e il tatto per vedere cose nuove, e poi scatta foto di esse.
DOVE CI SIAMO TROVATI
il nostro studio kalagrafico collettivo
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Quale spazio sociale affiora da queste foto? Che ruolo gioca il quartiere nella vita dei suoi abitanti? Che ruolo giocano gli abitanti nel quartiere? Come vi prendono parte? La combinazione dello sguardo collettivo ha dischiuso un 'paesaggio plurale', sollecitando nuove osservazioni e interpretazioni dello spazio, oltre a far emergere vari racconti e ricordi. Cliccando sotto potete leggere alcune delle nostre prime impressioni, domande e riflessioni.
"Quando ho fotografato ho visto un luogo con una lunga storia."
"Tanti contrasti."
"Tanti dettagli che di solito sfuggono, questi micro-disegni, micro-scritte. In risalto i colori e i contrasti a volte molto forti."
"Quante vite, quante storie ospita questo posto!"
"Avendo le foto mi sono saltati all'occhio subito i tanti colori che ci sono. Mi sa di quartiere di cose vissute, il mercato, i giochi, con quelle scritte, mi sa di essere in un quartiere vissuto. E tanto spazio di natura, alberi, verde... C'è tanto contrasto tra zone verdi e palazzoni. Tanta natura e un quartiere vissuto pieno di colori."
"È bellissimo. Mi è piaciuta molto la bicicletta."
"Ho avuto la sensazione di esserci, quando sono partito con le prime foto mi sembrava di stare dentro, proprio di passeggiare anch'io."
"Ho notato che ci sono tanti alberi e tanta natura. Il campetto mi ha ricordato quando da piccolo giocavo tutto il giorno con i miei amici."
"Il mercatino. Io lo faccio con lo zio. Vendiamo cose: bicchieri, cose di casa, un po' di tutto." "Anch'io lo facevo ma ho smesso: troppi soldi. Adesso costa un sacco, 22 euro. Ogni anno aumenta. Vendevo vestiti, videogiochi, cose che avevo a casa. Prima era più bello secondo me, quando era sotto, dentro al complesso rosso. Adesso è tutto all'aperto nel parcheggio."
"Le foto del campetto mi fanno ricordare dove vivevo prima perché andavo sempre al campo e questo campo mi fa ricordare i momenti belli passati nell'altro."
"Alcune foto del campetto o del parco mi ricordano gli incontri con famiglie e gli incontri individuali dove i ragazzi si confidavano delle cose, dove si esprimevano, dove ci sono state delle confessioni, quindi certe panchine mi ricordano quando ho cominciato a lavorare nel quartiere, dove ha iniziato un po' tutto."
"Vivacità. Dà quell'impressione lì. Anche se non ci avevo visto tante persone nelle foto si vede che è vitale, non è asettico. (Magari entro in una casa che la vedo tutta pulita pulita e dico ma è quasi come se non ci vivesse nessuno.) Questo disordine dava l'idea che fosse vitale. D'altra parte mi ha colpito anche un po' il degrado, cioè tutte quelle macchine abbandonate, l'immondizia abbandonata, queste cose mi hanno disturbato, perché vivacità non vuol dire lasciare incolto. La natura anch'io, perché nonostante abbiamo fotografato un quartiere, in realtà predomina la natura."
"Se torni indietro a quella del tavolo. Qui. Su questo tavolo una sera mi appare una mega tv di 50-60 pollici, nuova, con la pellicola ancora, e l'ho vista lì per tre giorni di fila, è rimasta lì, ferma, non si sapeva di chi fosse. Poi è sparita. Comunque era assurdo vedere una tv là fuori così. Io alla sera passavo di là, entravo a casa nel condominio e con la nonna vedevamo questa tv lì davanti. Io presumo di sapere di chi fosse. Se passi ti vedono. Penso che l'hanno lasciato lì apposta per vedere se... per metterci alla prova…"
"Posso tornare a quella del tombino? Con la carbonella, il legno bruciato… Bella questa. Hanno buttato la cenere di un fuoco... Quella mi piace." "Con i fuochi qui c'è un casino a capodanno. Già in questi giorni. Non so se avete sentito?" "Sì! Tipo ieri sera, ho sentito un botto." "Sì, ieri sera ho sentito un botto assurdo, tipo una mitragliatrice, poi BOOM!" "Siamo già preparativi per capodanno!?" "È una cultura. Capodanno, Natale, queste cose qui, inverno, i botti. Ma si fanno quelli 'fai da te', perché lo fai più grosso del dovuto, fanno un casino." "Sono anche pericolosi." "Sì, se non stai attento, devi essere esperto artificiere. Qui non ho conosciuto nessuno che si è fatto male. Speriamo non succeda." "Però di auto bruciate sì." "Sì, auto esplose sì."
"'Vivi fiero. Muori libero.' Indirizzato a chi?" "A un ragazzo che è morto. J27. Aveva 27 anni. J è l'iniziale del suo nome. Un ragazzo del quartiere. Hanno fatto un torneo dedicato a lui. Un torneo di calcio." "Sì, d'estate, sono stato anch'io."
"Mi è piaciuto molto il passaggio giorno notte, infatti ho avuto dei déjà vu, perché mi capita con il lavoro che parti la mattina presto, poi ritorni in altre fasi della giornata."
"È cambiato tanto il posto, cioè il paesaggio, da quando abbiamo fatto queste foto da adesso, tutto spoglio adesso, tutti gli alberi senza foglie. Ma sempre bello." "Ci sono ancora dei kaki però, che cadono. Prima ero lì con il cane. Non li ho mangiato ma a volte li raccolgo."
"Qui le stagioni cambiano molto le vite delle persone rispetto al centro di Udine." "Sì, sicuramente, è più adattivo come quartiere, si adatta alle stagioni. Invece al centro è più o meno uguale in ogni stagione, a parte a Natale che ci sono tutte le luci."
"Quanto cambia in effetti con la pioggia, il buio, la luce, notte, giorno. Vedere lo stesso luogo in momenti diversi ti dà un'idea diversa. Magari le cose che di giorno ti sembrano belle di notte hanno un aspetto cupo, o anche al contrario." "Cambiano le percezioni." "I graffiti sul palazzo vengono più di notte che di giorno, fa più effetto, il gioco tra luce e ombra è più realistico, essendo bianco nero."
"Come vi sentite qui di notte?" "Tranquilli." "Non c'è pericolo." "No…" "Non c'è neanche tanta gente se non qualche volta lì del rosso." "È rilassante passeggiare..."
"È sparito quel camioncino, quello tutto rotto con la muffa all'entrata del campetto. Era lì da anni. Fermo lì. Il materasso invece è ancora lì." "Scattare foto e tornare dopo mi ha fatto notare che alcuni elementi che sembrano temporanei sono in realtà permanenti, mentre altri che sembrano fissi sono in realtà temporanei."
"Ricordi ho avuto vari. Quando vedevo le foto della biblioteca, noi con la scuola facevamo le feste di quartiere proprio davanti lì… La camminata lungo che parte dietro qua verso il torre: quando camminavo con i bambini mi mostravano quell'immagine di Pasolini. I bambini mi hanno detto 'lì c'è una casa abbandonata'... però molto affascinante quella strada, porta fino a Beivars. Ricordi abbastanza lontani."
"Quando ho fotografato la casa abbandonata era la prima volta che sono stato là." "Avete saputo che sono morte quelle due persone lì? In quella casa." "Sì, ho visto, in quella casa lì!" "Sì, intossicazione mi pare." "Intossicazione in che senso?" "Probabilmente si sono riscaldati con dei metodi…" "Secondo me può essere che si siano suicidati in qualche modo, tipo aspirando dei gas nocivi." "Secondo me no." "Non lo so, ma come fai intossicarti in un posto così dove l'aria gira, almeno che non aspiri tu qualcosa? Ma è solo quello che penso io." "Che brutta storia." "Non andrò più." "Sono andato io sopra. Ma una volta sola. C'erano delle merde per terra." "Ci sono persone che dormono lì." "Ci vivono. Ho trovato un fuoco e dei resti dei piccioni mangiati, ossa di piccioni. Molto creepy."
"Mi hanno colpito le luci e le ombre, sono le foto che mi piacciono di più."
"Mi è piaciuto. Abbiamo fatto foto insieme in gruppo e siamo usciti al parco e al bosco a fare foto. Mi è piaciuto guardare le foto degli altri sullo schermo."
"Una cosa che vorrei fare è fare delle foto da dentro il bus, in quartiere, mentre fai la strada del bus…"
Dopo esserci orientati nel quartiere e aver praticato la kalagrafia come gruppo, abbiamo avviato una serie di esplorazioni personali, ciascuno di noi impegnandosi a valutare un luogo specifico di propria scelta: un luogo sociale dove ci piace trascorrere del tempo con altre persone – dove stiamo bene insieme. Abbiamo condiviso le foto scattate con il gruppo per confrontare gli spazi, poi ognuno di noi si è seduto per cercare di raccontare qualcosa del proprio rapporto con quel luogo. Anche qui il lavoro è presentato in modo trasparente con le chiavi presenti, sempre con l'idea di incoraggiare altre persone a partecipare con 8 fotografie proprie per descrivere altri luoghi di via Riccardo di Giusto dove si può stare bene insieme.
DOVE STIAMO BENE INSIEME
i nostri studi kalagrafici personali
Anthony
"Quando dovevo scegliere un posto da fotografare, ho iniziato a pensare quale posto ho frequentato di più in questo quartiere? Ho scelto questo posto qui, le 'Banlieue', soprannominato così da noi, rappresentato da queste due panchine e questa parte coperta in cui mi incontravo molto spesso, quasi ogni giorno, in un periodo della mia vita quando andavo a scuola, ai primi anni delle superiori. È il posto che mi è rimasto più impresso, dove mi rifugiavo quando a casa andava tutto male e mi sentivo schiacciato. Il posto è abbastanza appartato nel senso che non ti vede nessuno praticamente se stai là sotto e noi stavamo sempre là dopo scuola a chiacchierare, ridere, giocare, e anche fare lo sparring, per scherzare, dato che poi noi siamo un po' maneschi e tanti facevano boxe o MMA, per provare le nuove tecniche. Era un posto in cui ci si divertiva molto, appartati lontani da occhi indiscreti. Aveva anche questo grande atrio esterno dove potevi giocare a pallone o con le racchette, quindi c'era sia il posto appartato sia quello dove potevi stare all'aperto a giocare, questo contrasto."
"Solo che è cambiato molto. Io pensavo di ritrovare un sacco di graffiti, ma hanno pitturato tutto. Era pieno di graffiti fatti da noi e anche da altre persone fuori del quartiere che ci rovinavano le scritte. Era un posto vissuto, diciamo, e adesso, quando ci torno e lo vedo così vuoto, così spoglio, un po' di nostalgia ce l'ho. Se ci fossero stati i graffiti sarebbe stato ancora più bello secondo me. Non è cambiato solo dal punto di vista visivo, è anche qualcosa di emotivo e percettivo. Prima era solo un posto normale, ma ora quando ci torno o ci ripasso mi si sbloccano ricordi e momenti, un forte senso di nostalgia mi travolge insieme a una sana dose di felicità, che mi riporta indietro nel tempo un po', a questi amici, alcuni li ho persi, quelli che hanno trovato un lavoro e sono andati via. Credo che sia un portale del tempo perché è quello che mi ricorda di più quei momenti lì. È un bel posto per me."
INCONTRI
CONFINI
IDENTIFICATORI
ESPRESSIONI
METAMORFOSI
PORTALI
CONTRASTI
SENSI
Sabri
"Vado spesso al PIG da solo, sperando di conoscere altre persone. Conosco il PIG da 6 anni perché si può entrare da 10 anni in su. Quando ero piccolo andavo a giocare ma adesso vado a parlare. Partecipo in alcune delle attività. Quando entro mi sento felice perché vedo gli amici ed è pieno di ricordi. Sono cresciuto lì."
INCONTRI
CONFINI
IDENTIFICATORI
ESPRESSIONI
METAMORFOSI
PORTALI
CONTRASTI
SENSI
Samuel
"Vado a questa fermata per andare a scuola e in città. Per me non è speciale, ma da quando ho iniziato a uscire da solo uso sempre questa fermata. Vedo diverse persone ma ci sono sempre persone che ci sono sempre. Mi piace questa fermata perché posso stare da solo per rinfrescarmi, ma anche per parlare con il mio amico. Rispetto ad altre fermate questa non è mai cambiata: i ragazzi continuano a scriverci sopra. Mi piace vedere cosa c'è scritto. Mi ricorda la stazione e altre città, Via Riccardo di Giusto 9, la mia vecchia scuola. Partecipo quando prendo il bus: quando stai perdendo il bus devi correre più veloce per prenderlo perché anche altre persone devono prenderlo e così saranno contente."
INCONTRI
CONFINI
IDENTIFICATORI
ESPRESSIONI
METAMORFOSI
PORTALI
CONTRASTI
SENSI
David
"Mi trovo al campetto durante il weekend quando sono libero e ci vado spesso con i miei amici per migliorare le mie skills. È un posto dove ho incontrato tanti amici nuovi con cui ora mi ritrovo per andare anche fuori e in giro. Conosco questo campetto da poco tempo ma ho un ricordo vecchio di essere stato ed era totalmente diverso: quando ci sono ritornato non l'ho riconosciuto, come un nuovo posto. Mi ricorda tanto da dove ho iniziato a giocare a basket, che era un campetto vicino alla mia vecchia casa ma che ora è cambiato."
"Ci sono tanti contrasti: è un posto molto colorato, vivace e pieno di vita, e con le montagne dietro c'è una bella vista mentre si gioca. C'è sempre la luna, anche di mattina. Questo luogo è molto diverso dagli altri campetti e parchi perché è pieno di persone e pieno di emozioni per me e altre persone, fatto pieno di giochi strani. Partecipo sempre per giocare le partite e a volte insegno ad un amico che voleva imparare a tirare. Per me il campetto può essere di uso per tante cose ma io lo uso spesso in questi giorni come punto di ritrovo con i miei amici. Lo considero un posto importante dove mi trovo quasi sempre quando sono libero."
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CONTRASTI
SENSI
Vittoria
"La scuola Friz è stata la 'mia' scuola. L'ho vissuta quotidianamente per 18 anni. In questo luogo ho percorso un tratto di strada della mia vita assieme a tanti colleghi, bambini con i loro familiari, personale ATA, dirigenti... Con queste persone ho condiviso non solo gli spazi colorati e luminosi, ma anche ideali, visioni, desideri, sogni. Ho vissuto esperienze, progettato percorsi, immaginato futuri migliori con e per ciascuno di loro. Tutte queste persone, piccole o grandi, rimarranno sempre parte di me, anche coloro che purtroppo ora non ci sono più... In questi 18 anni la scuola non è cambiata nella sostanza, anche se i bambini sono via via cresciuti e sono diventati grandi, alcuni di loro sono ormai adulti, spazi e arredi sono stati rinnovati per diventare sempre più accoglienti e funzionali ai bisogni e alle necessità, le piante del giardino si sono sviluppate sempre più, come l'ulivo di Franca, piantato 5 anni fa in suo ricordo."
"Ogni volta che entro alla Friz, anche ora che non sono più in servizio, mi sento a casa! Entrare nell'edificio, anche quando è vuoto, mi fa affiorare alla mente esperienze vissute, momenti di condivisione, di apprendimento, di festa. Mi vengono incontro sorrisi, alcuni sdentati, risate, urla, occhi vispi e desiderosi di imparare, ma anche lacrimosi e qualche faccina triste. Questo luogo è per me speciale, perché è un luogo di vita, un luogo che riunisce sotto lo stesso tetto persone provenienti da luoghi lontani con lingue, culture, religioni diverse; persone che percorrono insieme un cammino di apprendimento, sperimentano la convivenza, diventano una comunità!"
INCONTRI
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PORTALI
CONTRASTI
SENSI
Enea
"Adesso ci vado raramente, ma quando ero piccolo ci andavo ogni giorno. Da piccolo incontravo quasi sempre le stesse persone conosciute a scuola e invece adesso trovo quasi sempre persone nuove. Prima non c'era il campo di calcio e di basket: adesso invece sì. Ho notato la sporcizia che prima non c'era e anche le reti rotte. Vado lì per giocare con gli amici: di notte è sempre vuoto ma a volte c'è una squadra di calcio che si allena nel campo più grande vicino. Conosco questo posto da circa 13 anni. A volte quando ci entro mi ricordo quando da piccolo ci andava ogni giorno. Il campetto è speciale per gli amici che ho fatto lì."
INCONTRI
CONFINI
IDENTIFICATORI
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METAMORFOSI
PORTALI
CONTRASTI
SENSI
Junior
"In quella via ci passo ogni giorno per andare a scuola o tornare o uscire con gli amici e in questo luogo incontro sempre le stesse persone perché la mattina salgono sempre in bus in quella via. Conosco questo posto da due anni e in questo periodo non ho notato nessun cambiamento, ma quando ci entro sono sollevato perché so che sto tornando a casa da una giornata faticosa a scuola e so che mi posso rilassare. Questa via non mi riporta nessun ricordo particolare, essendo che prima di trasferirmi qui vivevo in un posto senza semafori né nulla: questo luogo non mi ricorda nulla di speciale."
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METAMORFOSI
PORTALI
CONTRASTI
SENSI
Serena
"La biblioteca è un luogo d'incontro, di scambio, ma anche di silenzi, a volte rumorosi, fastidiosi, altre volte invece ti investe di tranquillità, di un momento solo tuo, e in questa vita frenetica, a volte è quella che ci serve. Rallentare, osservare, prendersi il tempo e anche perdersi nel tempo. Preferisco andare da sola, anche solo per avere l'illusione di essermi ritagliata del tempo per me. A volte non c'è nessuno, altre volte ci sono dei visi conosciuti. Da quando ho iniziato a lavorare qui in quartiere ormai 6 anni fa, ho scoperto questa biblioteca nascosta, come fosse un mondo sotterraneo, un tesoro da trovare."
"Quando entri sembra sempre uguale, stessa posizione degli scaffali, stesse sedie, eppure tanti bambini e ragazzi sono passati di là, tante famiglie, tante classi. Ogni orario ha la sua clientela: la mattina ci possono essere le scuole, allora risuonano le risate; altre volte si sente solo il ticchettio del mouse. Questo mi ricorda gli anni dell'università, dove mi costringevo ad andare in aula studio in biblioteca per studiare per evitare le distrazioni. Quando posso porto i bambini per farli partecipare a qualche attività. Loro abitano qui eppure non sanno di questa opportunità: chissà quante cose non si sanno del proprio quartiere?"
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SPAZI DI PARTECIPAZIONE
ultime riflessioni
Dopo aver condiviso e studiato insieme le nostre fotografie e scoperte, era giunto il momento di ripensare alla partecipazione in questi spazi e decidere come poterci coinvolgere di più...
"Partecipazione per me significa esserci, far parte di una comunità, che significa intervenire, dire la propria opinione e poter agire per migliorare la realtà."
"Stare insieme e condividere le proprie idee con le altre."
"Partecipazione è sentire dentro una fiamma che ti spinge ad ascoltare, esserci, sostenere e fare qualcosa per arricchire un progetto comune con altre persone."
"Stare assieme, condividere con gli altri. Fare attività e opportunità."
"Conoscere persone. Divertirsi."
"La partecipazione per me è quando qualcuno decide di fare parte di qualcosa o fare qualcosa in un gruppo."
"Partecipazione è equità: dare a tutti le (stesse?) possibilità."
"Partecipo al campetto e una volta partecipavo al PIG. Mi sento di appartenere di più al parco. Lì ci sto bene perché passo del tempo con gli altri mentre a casa sono solo. Non mi rispecchia perché io sono un ragazzo abbastanza ordinato ma il campetto non è così. Non vado a intervenire come faccio in camera mia."
"Al PIG, al parco, al mercato dell'usato, al cantiere, alle case degli amici. Appartengo al PIG perché ci vado quasi tutti i giorni. Mi piace stare lì. Ci sono tante cose che vorrei sapere."
"Alla scuola, alle case delle persone, la biblioteca, la posta, al parco e al Bottegone. Più per lavoro che per piacere personale, però si comincia così. "Il luogo che ho scelto è la scuola Bellavitis. L'ho conosciuto per lavoro e questo progetto, ma anche al di fuori del lavoro, quando ci passo davanti, l'occhio si sposta verso quel cancello, verso le persone che ci sono vicino… un saluto, un accenno, uno sguardo, un sorriso… un nascondersi. Mi sento parte e mi sento riconosciuta come parte di quel luogo. Qui ci sono molte personalità, che si aprono come una Matrioska, più ci sei e più si svela, come me."
"Al campetto, al Bottegone e a casa. Alla scuola Bellavitis: non riflette il mio carattere."
"Al parchetto di cemento, alla lavanderia, alla chiesa, alla scuola Bellavitis, lungo la roggia. Scelgo la casa della ragazza che seguo in Via Riccardo. Come spazio fisico non riflette il mio carattere, però riflette in quanto ho scelto di lavorare con persone con fragilità a cui ti devi dedicare e fa parte di me."
"Al PIG. Vado per incontrare nuove persone e conoscere gente. C'è il tavolo di ping pong e la panchina e le foto. Alle case degli amici."
"Fino a qualche anno fa la mia partecipazione in quartiere avveniva specialmente nel mio ufficio del servizio sociale, ma anche a scuola e per le vie del quartiere che mi portavano nelle case delle persone che ho conosciuto e che ho incontrato lungo il percorso. L'ufficio rispecchiava il mio carattere perché lo avevo organizzato come volevo io, a mia misura."
"Alla palestra Bellavitis, la biblioteca, la parrocchia, al mercato e alle case di alcuni ex alunni. Partecipo di più alla scuola Friz, dove ho vissuto tanto tempo e continuo a viverci – tutti i sabati ci sono – e quindi la sento abbastanza come se fosse a casa mia. È lì che incontro tante persone e riesco a costruire delle cose: adesso faccio un laboratorio di robotica, ma faccio altre cose… Se mi rispecchia? Io sono fortemente disordinata e la mia aula e l'armadio In particolare quando ci stavo tutta la settimana mi rispecchiava in pieno proprio. 'Ah, questo è quello di Vittoria!' Adesso non riflette molto, sennonché l'aula dove svolgo le attività: cerco sempre di fare dei cartelloni o qualcosa perché si veda il lavoro che fanno i bambini, in modo che lo sentano di più, perché è un'aula abbastanza spoglia visto che è stata ristrutturata da poco. Mi sento adesso un po' più un'ospite perché mi accorgo che è tutto molto più ordinato e quindi ho paura di spostare le cose mentre prima mi sentivo un po' più sciolta. Adesso entro in queste aule e ho paura di toccare qualsiasi cosa. Prima nel mio disordine c'era grande umanità secondo me: lasciavo che i bambini attaccassero le cose, che fosse uno spazio più vissuto…"
"In generale non farei nulla, ma se potessi cambierei le reti rotte delle porte e aggiungerei delle luci. Si potrebbe chiedere al comune se si potessero fare delle cose da aggiungere. E coinvolgere anche altri, non fare da solo, non essere l'unico."
"Potrei andare ad aiutare gli educatori del PIG. Mi piacerebbe partecipare al cantiere quando apre."
"Il campetto per allenarmi di più e il Bottegone. A scuola subisco tutto e di più. Sarebbe più facile senza le note."
"Sempre più rete con il territorio e altri servizi. Lavorare di più con le famiglie. Mi piacerebbe frequentare di più gli spazi aperti, i parchi, le passeggiate: bellissimi posticini ci sono."
"A casa. Vorrei essere un ragazzo gentile."
"Mi piacerebbe che la scuola fosse aperta un po' di più, anche ai genitori e agli estranei, che ci fossero un po' più le porte aperte. Non è colpa di nessuno ma c'è molta più burocrazia quindi per entrare serve il permesso, serve l'autorizzazione, e questo frena un po' le iniziative. Mi piacerebbe se si potessero sorvolare questi problemi oppure trovare un modo per sorvolarli. Mi piacerebbe partecipare di più alla parrocchia nel senso che vorrei frequentare il quartiere non solo dal punto di vista scolastico, visto che faccio altro, per non rimanere sempre ancorata a questo mondo scolastico: avere l'occasione di fare iniziative in maniera diversa. Sono dentro l'assemblea del quartiere, però in quanto non sono più insegnante mi hanno estromesso perché non sono più aderente a nessuna associazione – prima rappresentavo la scuola mentre adesso rappresento me stessa – e quindi non abitando nel quartiere non ho diritto più a partecipare. Le assemblea sono strutturate dal comune e hanno un regolamento. Ovvero puoi partecipare, ma non hai diritto di voto eccetera."
"Mi piacerebbe partecipare di più in biblioteca, magari proponendo delle attività/nuove proposte."
"(All'ufficio…) Mi piacerebbe che si vedesse uno spazio un po' più vissuto dalle persone, quindi dare la possibilità alle persone di lasciare la loro traccia, che sia una foto o un post scritto. Potrei proporre ai colleghi che adesso lavorano lì, magari fare una bacheca o un angolo o qualcosa. Non servono permessi, serve solo proporlo e partire, fare e provarci, ecco."
DOVE CI SIAMO TROVATI, DOVE STIAMO BENE INSIEME
un'altra fotografia per leggere e nutrire spazi dove la partecipazione possa fiorire
un studio kalagrafico realizzato da
Samuel Bannor, Serena De Colle, Sabri Haj Salah, Junior Jacobson, Enea Metaj, Vittoria Moretti, David Oneahime, Anna Pollicino, Anthony Vasile e Leonardo Vasile, accompagnati da Federica Massari (Referente Territoriale e Coach ATS Friuli Centrale) e Opher Thomson (formatore e facilitatore del percorso). Un progetto promosso dal Comune di Udine - Ente gestore Servizio Sociale dei Comuni, Ambito territoriale "Friuli Centrale" nell'ambito delle azioni inerenti il PNRR, Missione 5 - Componente 2 - Investimento 1 - Sostegno alle persone vulnerabili e prevenzione dell'istituzionalizzazione - Sub investimento 1.1.1. Sostegno alla capacità genitoriale e prevenzione della vulnerabilità delle famiglie e dei bambini.